Ansia sui banchi di scuola

 

La prima volta che incontrai l’ansia ero sui banchi di scuola. Precisamente iniziai a sentirla a 15 anni, in seconda superiore.  Non 
andavo  bene in una materia.  Tutto era cominciato una mattina quando  ero stato interrogato alla lavagna. Non ero molto preparato e mi arrampicavo sui vetri per arrivare al 6.  La prof. si innervosì, iniziò a farmi una girata sonora davanti ai compagni di classe per il mio scarso impegno nella sua materia.

Provai una profonda  e intensa vergogna, ero paonazzo davanti ai miei compagni: che figuraccia davanti a tutti, volevo scomparire sotto terra! Da quel giorno per me ogni volta che si nominava la materia o la prof. ero in ansia e in angoscia. Avevo una tensione allo stomaco, come se si chiudesse.

A volte, appena la prof. entrava in aula  iniziavano a tremarmi  forte le gambe, il cuore iniziava a battere forte e mi rimbombava  in testa.  Non ne parlai mai con nessuno di queste sensazioni, cercavo di gestirle in qualche modo, poi  esercitandomi e studiando di più migliorai, divenni più sicuro in quella materia  e l’ansia si riassopì.  Ovviamente, prima degli esami, dei compiti in classe e delle interrogazioni ero un po’ agitato, ma era la normale ansia anticipatoria che non mi dava disagio più di tanto.

Durante l’università l’ansia ricomparì , questa  volta fu molto  forte ed ebbi un vero e proprio attacco di panico, prima di un esame. Il  giorno prima dell’ esame, decisi di chiamare un amico, che aveva sostenuto quell’esame qualche giorno prima. Idea funesta. Gli feci le classiche domande, sperando di essere rassicurato circa la mia preparazione e, invece, l’amico iniziò a palesarmi verbalmente una catastrofe.

Al telefono mi ripeteva imperterrito: “Chiede tutto! Occorre sapere tutto, chiede i minimi particolari,  è severo, sia lui che gli assistenti, ne ha bocciati parecchi. Devi sapere tutto all’orale!”.

Ogni mia minimizzazione veniva debellata con lo stesso ritornello “Chiede tutto!”.  Quando appesi la cornetta, lo stomaco mi si era chiuso,  ero agitato. Andai a riprendere i libri dell’esame, mancavano poche ore e “dovevo sapere tutto”, ma  una parte di me mi diceva “ormai è tardi! Non c’è tempo” .

Mi agitavo ulteriormente e mi pareva di non sapere proprio più nulla.  Ero in “pallone”. Arrivò sera ed andai a letto, ma  non riuscii a dormire, in testa mi risuonavano soltanto le parole “ Chiede tutto, chiede tutto, non so tutto, farò una figuraccia!” fintanto che  il cuore iniziò a battermi all’impazzata nel petto e nella testa,  iniziai a sudare freddo,  respiravo male finchè ad un certo punto mi sembrò di perdere i sensi, la testa era pesantissima ed ebbi  un’intensa paura di morire. La sensazione durò qualche minuto, ma fu fortissima.

Fu  il mio primo attacco di panico.  La mattina  turbato parlai dell’accaduto con il medico e mi venne spiegato che avevo avuto un attacco di panico. Non sostenni l’esame e ci misi due sessioni a ridarlo, perché ogni volta l’ansia era intensa e così io evitavo l’esame, così stavo meglio perchè non entravo in ansia ma d’altro canto ero deluso di me perchè  non sapevo come risolvere il problema e rimanevo bloccato con gli esami. Passarono sei mesi e poi  presi coraggio e riuscii a dare l’ esame. Mi furono di aiuto la mia famiglia e i miei amici, quelli incoraggianti, mentre decisi di mantenere le distanze di sicurezza con  l’amico che tanto mi aveva catastrofizzato l’esame. A distanza di anni, riprovai l’ansia in un’altra occasione: era un caldo luglio, ero  rimasto bloccato sotto la galleria dell’autostrada per un incidente.  Al buio e al caldo iniziarono ad arrivarmi i pensieri “mi manca l’aria, adesso sto male, sto male, è pericoloso”. Questa volta però decisi di fermare i pensieri e respirare, respirare e respirare con calma, controllai i pensieri catastrofizzanti  utilizzando    una tecnica di autocontrollo emotivo, il training autogeno,  e riuscii  a non essere sopraffatto dall’ondata d’ansia. Restai in auto concentrandomi sugli esercizi  e quando finalmente uscii dalla galleria ero  contento dell’autocontrollo che ero riuscito a mantenere. Agitarmi non mi sarebbe stato di aiuto in quella situazione, in cui c’era poco da fare se non aspettare”.

Questa breve testimonianza per soffermarsi un po’ ad affrontare il tema dell’ansia, che alle volte compare fin dai banchi di scuola e diventa difficile, a volte, per gli studenti parlarne e trovare maggiori informazioni al riguardo.

Se  conosci l’ansia  l’affronti, quindi pare opportuno soffermarsi un attimo su cosa sia l’ansia e quali siano le sue caratteristiche. Teoria. Sottolineamo  che c’è una stretta relazione tra paura e ansia. La paura è  un’emozione ad un pericolo esterno, ad una minaccia reale. E’ una reazione  emotiva  normalissima, vitale e necessaria che ci salvaguardia dai pericoli, è  una risposta di sopravvivenza.  Quando siamo minacciati o riconosciamo un pericolo il nostro corpo produce adrenalina, un ormone che provoca cambiamenti fisici e mentali e che ci prepara alla reazione di attacco o di fuga. Le  reazioni fisiche della paura possono essere: bocca secca, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria,  tensione muscolare, aumento della sudorazione, tremore di braccia e gambe, formicolii, ecc.

Quando la paura diventa eccessiva e non è correlata ad un reale pericolo si parla di ansia.  L’ansia è  una condizione psicologica caratterizzata da preoccupazione, inquietudine o timore  correlato ad un pericolo percepito, non così ovvio agli occhi degli altri, che  va dalla semplice apprensione al panico.

La parola ansia, deriva dal verbo latino “angere”, che significa stringere. L’ansia   in alcune occasioni ci può aiutare a migliorare le nostre prestazioni  come ad esempio prima di una gara sportiva, prima di un’interrogazione ecc.  Il problema nasce quando l’ansia risulta  persistente,  eccessiva  e  ingiustificata  tanto che il valore della risposta fisiologica non rientra più nella norma e si parla quindi di  disturbo d’ansiache può alterare il funzionamento della persona a livello psichico e fisico provocando difficoltà di adattamento.

L’ansia provoca effetti emotivi, cognitivi fisici e comportamentali.

 livello psichico ci possono essere: eccessive preoccupazioni,  tendenza a catastrofizzare, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, impazienza,   difficoltà di attenzione, di memoria e insonnia.

A livello fisico:  difficoltà alla respirazione, tachicardia,  debolezza, stanchezza, tremori, tensione,  oppressione al torace,  dispnea o fame d’aria, , dolore toracico, vertigini, sensazione di instabilità, formicolio in alcune parti del corpo, difficoltà a deglutire,  vampate di calore o di freddo.

livello emotivo: senso di paura e di pericolo imminente, paura di morire o  di perdere il controllo o di svenire o di impazzire, tensione interna, difficoltà a rilassarsi, apprensione, inquietudine.

livello comportamentale: comportamenti di evitamento e di fuga dallo stimolo ansioso.

Quando l’ansia  compare nella nostra vita, non  sempre va vissuta come qualcosa di negativo.  Alle volte, infatti, ci è amica  e se arriva a scuoterci forse  significa che occorre cambiare qualcosa in sé stessi e nel proprio stile di vita: forse facciamo una vita iperattiva, siamo sempre in movimento, non abbiamo tempi di rilassamento per noi, forse affrontiamo le situazioni della vita passivamente, forse abbiamo  poca fiducia in noi  stessi e siamo insicuri, ecc…

Quando una persona prova l’ansia per la prima volta, può turbarsi e voler scacciarla ed eliminarla, riconosciamo, invece, che l’arrivo dell’ansia ci segnala qualcosa che è ora che ascoltiamo perchè ci potrebbe segnalare una mancanza di armonia tra mente e corpo.

Una delle domande che spesso ci sentiamo rivolgere  è: “Perché ho l’ansia?”.  La risposta è che essendo esseri umani è normale avere e provare ansia in alcune situazioni e momenti della nostra vita.  Spesso però ci mancano informazioni adeguate e istruzioni per saperla  riconoscere e gestire.  Si può vivere un senso di impotenza nei confronti di un’ondata d’ansia tanto da pensare  che  sia incontrollabile. In realtà non è così.  E’ esattamente il contrario.

Come diceva Heidegger “l’ansia è una manifestazione fondamentale dell’essere nel mondo”, quindi, possiamo imparare a conoscerla, a conviverci,  a gestirla e apprezzarla, cercando di  non temerla.