Bulli e bullismo

 

 

“Quei bambini che a otto anni mostrano atteggiamenti da bullo rappresentano, infatti, la spia di un disadattamento sociale generalizzato che, successivamente, può portare a episodi di violenza conclamata o, addirittura, alla criminalità” (Fonzi A., 1997)

 

Spesso si sente parlare  di bullismo e di bullo,  in associazione a minori determinati a far valere le proprie volontà in modo aggressivo. Possiamo definire il bullo un minore che mette in atto  comportamenti aggressivi, violenti, provocatori e denigratori nei confronti degli altri, percepiti attaccabili e deboli. I bulli sono minori   che hanno perso il contatto sia con le regole sociali e anche sia  con la loro  regolazione emotiva. Questi minori  hanno scoppi d’ira di fronte  opinioni diverse, sono chiusi al  dialogo e non rispettano  gli altri. Sono minori che possono essere  molto arrabbiati  e impulsivi e che hanno abbandonato le regole della famiglia e del sociale.

 

Citiamo diverse tipologie di bullo:

 

    • Dominante/aggressivo: non ha empatia, è impulsivo e aggressivo verso gli altri, perde il controllo e si arrabbia facilmente. Ha, inoltre, una bassissima tolleranza alle frustrazioni, considera positiva la  violenza, poiché la ritiene uno strumento utile e positivo per soddisfare i propri bisogni e raggiungere i propri obiettivi. Con gli altri si relaziona con   prevaricazione, in quanto ha un intenso bisogno di dominare gli altri.

 

    • Temporaneo: questa tipologia di bullo è un minore che ha subito degli eventi traumatici, a cui sono correlati comportamenti aggressivi; questa tipologia di bullo con il tempo regredisce insieme alle emozioni che lo hanno fatto nascere.

    

    • Gragario/Passivo: è un bullo con ansia e insicurezza, non molto popolare tra i coetanei e alla ricerca della sua identità attraverso comportamenti aggressivi nel ruolo di aiuto e sostegno ad un altro bullo. Agisce, solitamente, insieme ad altri bulli per non diventare lui stesso una vittima.

 

    • Inoltre, ricordiamo che vi sono bulli affetti da  un disturbo oppositivo provocatorio: un  disturbo del comportamento, in cui il minore mostra rabbia, irritazione, incapacità di stare alle regole, tendenza alla polemica e alla sfida, soprattutto con chi detiene l’autorità. Tali minori sono molto aggressivi  e distruttivi e possono tendere ad usare prepotenza continua verso altri minori. 

 

    • Spontaneo è chiedersi il perché di questi comportamenti.

 

Possiamo rispondere dicendo che questo tipo di comportamenti aggressivi e prepotenti fanno avere successo ai bulli, ammirazione,attenzione, popolarità, rispetto e consenso nel gruppo. Il bullo si sente un leader, questo è quello che lui pensa di sé stesso. Spesso il gruppo di pari che è accanto al bullo lo asseconda motivato da finalità auto protettive, che evitano ai componenti del gruppo di diventare a loro volta le vittime dei bulli. Dall’altra parte l’identificarsi con l’aggressore crea l’illusione di essere forti e potenti e non indifesi e deboli. 

 

Di fronte a determinati episodi , molto sconcertanti, è importante fermarsi a riflettere ponendosi alcune domande: 

Cosa c’è dietro a questa loro aggressività?

Perché preferiscono la violenza al dialogo?

Dove hanno appreso questo modo di comportarsi? 

Sono stati a loro volta delle vittime?

Che tipo di educazione familiare hanno ricevuto?

 

Certamente, ogni bullo ha la sua storia personale e il suo comportamento può essere letto come  l’espressione di un profondo disagio che può derivare da diversi motivi, come ad esempio: mancanze interiori o violenze subite o modelli familiari disfunzionali.

 

Importante, credo,  è trasmettere ai minori modelli educativi basati sul dialogo, sul rispetto, sul confronto, sulla  comunicazione e sull’ascolto. Per questa ragione un  intervento utile per poter sconfiggere il bullismo deve essere incentrato sulla sensibilizzazione, sull’intervento tempestivo sui minori che agiscono da bulli  e sul tentativo, non certo semplice, per noi adulti  di accogliere la rabbia ed il dolore di questi minori  e di trasformarla in qualcosa che non provochi danno agli altri e a loro stessi.