La fiaba di Riccioli d'oro e i tre orsi

Abbiamo visto come ogni fiaba racchiuda in se stessa un messaggio simbolico nascosto. Proviamo ad analizzarne una, quella di Riccioli d’Oro.

 Il contenuto manifesto.

Riccioli d’Oro è una giovane fanciulla che si perde nel bosco, trova una bella casetta temporaneamente disabitata, i cui legittimi proprietari sono tre orsi. La giovinetta, prima di entrare, sbircia nella loro casa. Poi entra, esplora l’abitazione, prova a bere il latte presente nei tre piatti: quello di Babbo Orso è troppo caldo, quello di Mamma Orsa invece è freddo, così decide di bere il latte dell’Orsetto, perché la sua temperatura è giusta. Fa lo stesso con le sedie, le prova tutte e poi decide che la più comoda è la seggiolina dell’Orsetto, su cui si siede e che poi si sfonda. Infine Riccioli d’Oro entra nella stanza da letto, prova tutti i letti ed alla fine decide di addormentarsi sul lettino dell’Orsetto. Quando i tre orsi arrivano, Riccioli d’Oro impaurita fugge via.

Il messaggio nascosto.

In questa fiaba la tematica centrale è la contrapposizione fra la famiglia ben integrata dei tre Orsi e la persona ‘estranea’, Riccioli d’Oro, che ‘intrude’ nella loro casa alla ricerca della sua identità. I tre Orsi hanno un ruolo ben definito nella famiglia, mentre Riccioli d’Oro rappresenta la figlia maggiore pre-adolescente alle prese con i problemi della crescita e dello sviluppo della sua personalità. A questa età la domanda che i bambini iniziano a porsi è ‘Chi sono io?’ ‘Con chi mi identifico?’. Mentre ciascun orso occupa un posto specifico all’interno del nucleo familiare (ha un suo piatto, una sedia e un letto adatti a loro), la fanciulla è confusa e non sa che cosa va bene per lei. Ha raggiunto la casetta nel bosco dopo essersi persa: ha smarrito qualcosa che ha bisogno di ritrovare.

Il viaggio di Riccioli d’Oro alla ricerca della sua identità ha inizio quando la bambina sbircia di nascosto nella casa degli orsi. Questo aspetto ci comunica l’idea di un bambino che è curioso di scoprire i misteri della vita adulta e di conoscere bene la propria identità sessuale.

La ragazzina, entrata in casa, fa esperienza dei vari oggetti. Inizia con l’attività del mangiare, che richiama la prima relazione vissuta:  il rapporto con la madre che nutre il bambino piccolo. Però Riccioli d’Oro sceglie per primo il piatto di Babbo Orso. Ciò suggerisce che vorrebbe essere forte come il papà o che desidera entrare in relazione con lui (infatti sceglie sempre per primi gli oggetti paterni). Questi oggetti però non vanno bene per lei: difatti  l’identità maschile non è possibile e l’intimità con il padre costituisce un pericolo edipico per lei. Per questo si rivolge alla madre, il suo primo oggetto d’amore. Però anche questa relazione è cambiata: il latte che prima era ‘caldo’ ora è diventato troppo freddo per poter dare conforto. La bambina è cresciuta e questo rapporto ha perso il calore di un tempo.

Alla fanciulla non rimane che scegliere gli oggetti dell’Orsetto: l’unico posto che le è rimasto è quello del piccolo. Però la seggiolina dell’Orsetto si sfonda: Riccioli d’Oro è diventata troppo grande per questo ruolo. Ad un preadolescente non è sufficiente rendersi conto di non essere ancora adulto per trovare se stesso. La soluzione che propone la fiaba è di andarsene - Riccioli d’Oro fugge via dalla casa degli Orsi - questo significa che il bambino, per poter scoprire realmente chi è, ha bisogno di fare delle esperienze personali nel mondo, allontanandosi dai genitori, per scoprire le proprie qualità e differenziarsi dai genitori e dal bambino che era.

(Articolo scritto da Simona Milani;  Riferimenti bibliografici Bettelheim ‘Il mondo incantato’).