Lo stress: in cosa consiste e come affrontarlo

 
“Ho i nervi a fior di pelle”, “Mi sento stressato..”: probabilmente vi sarà capitato di usare espressioni di questo tipo per descrivere come vi sentite di fronte ad eventi difficili da affrontare.


In psicologia, si utilizza il termine generico stress per indicare uno stato di maggiore attivazione dell’organismo rispetto alla norma, come risposta di adattamento a situazioni e contesti spesso percepiti come problematici o pericolosi.

 

Questo vocabolo può essere, però, utilizzato in modo distinto sia per designare lo stress “negativo” e disadattativo, che può condurre anche a reazioni patologiche, sia lo stress “positivo” (eustress), che deriva dall’energia attivata per rispondere alle pressioni ambientali.

 

Fu Selye il primo a parlare di stress e lo ha definito come una risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso (Selye, 1976).


L’eustress, il cui prefisso eu derivante dal greco significa “buono”, è stato originariamente studiato da Richard Lazarus come la risposta cognitiva positiva allo stress, una reazione sana che dà una sensazione di appagamento.

 

Dunque lo stress può anche avere una valenza positiva quando gli stimoli ambientali incontrati vengono percepiti come attivatori di vitalità e rappresentano una sfida positiva per l’individuo coinvolto.

 

A livello fisico lo stress è sostenuto principalmente dagli ormoni adrenalina e cortisolo, prodotti dalle ghiandole surrenali. Lo stress può essere acuto o cronico e il suo perdurare nel tempo può portare a sintomi psicofisici e predisporre all’insorgenza di alcune malattie, tra cui in particolare quelle gastroenteriche e cardiovascolari.


Lo stress è costituito da uno stato di allerta che ha, almeno all’inizio, una funzione importante e salutare: il soggetto sente la presenza di pericoli, oggettivi o immaginari ma vissuti sempre come reali, che mettono a rischio il suo equilibrio psicoemotivo oppure di condizioni che richiedono una risposta immediata ed efficace.

 

Di conseguenza si “allerta” per essere in grado di superarle queste situazioni. Tuttavia lo stress può trasformarsi, da stato temporaneo di attivazione delle risorse, in una condizione patologica di continua ansia o sovraffaticamento psichico del tutto slegata da una qualche funzione utile.

 

La maggior parte delle fonti di stress “patologico” sono: la paura del giudizio; il timore di non farcela e che le cose “vadano male”; la paura degli imprevisti, la preoccupazione di un possibile un disastro economico, di una separazione, di una perdita. Lo stress, inoltre, può diventare uno stile di vita al punto che mente e corpo a volte lo preferiscono rispetto a uno stato di rilassamento.

 

Gli ormoni che entrano in gioco con lo stress sono carichi di importanti valenze simboliche: il cortisolo rappresenta l’istinto alla sopravvivenza, la capacità di cavarsela di fronte ad ogni situazione. Tanto è vero che chi ha subìto un forte trauma nell’infanzia, per esempio una separazione affettiva, soprattutto dalla madre, tende a mantenere alti livelli di cortisolo nel sangue e quindi la tendenza a stare in allerta, anche da adulto, quando l’evento è ormai archiviato. L’adrenalina, che costituisce la “benzina” per le funzioni cardiocircolatorie (cuore e pressione arteriosa) rappresenta invece il senso di pienezza della vita. È legata perciò alle intense emozioni.

 

Non è un caso che nella quotidianità molte persone cerchino costantemente situazioni “cariche di adrenalina”, ad indicare il bisogno di percepirsi e di sentirsi vivi, anche se ciò può spingere a rischi.

Quando lo stress è eccessivo, questo comporta un aumento della tensione nervosa che può provocare molteplici sintomi fastidiosi:

- tic nervosi e blocchi muscolari, che possono interessare gambe, spalle, schiena, collo, articolazioni ecc.
- gli organi interni possono iniziare ad inviare segnali di disagio: gastrite, colite, tensioni addominali, blocco mestruale nelle donne, difficoltà respiratorie, alterazioni del battito cardiaco ecc.
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Si amplificano i disagi psichici: ansie, fobie, incubi notturni, insonnia, agitazione, frustrazione ecc.La tensione a lungo andare provoca una distonia, una dissociazione tra mente e corpo e in pratica la mente non agisce più in armonia con il corpo.

Alleviare lo stress attraverso le tecniche di rilassamento

Le tecniche di rilassamento mirano a fare da mediatrici tra mente e corpo ed a riportare la pace tra le due parti. Inoltre, sono utili per riequilibrare l’energia circolante nel sistema nervoso e muscolare, eliminando le tensioni. Esse sono nate per dare una risposta immediata al disagio psicofisico. Fra queste molto efficace è il Training Autogeno. Il Training Autogeno è “un metodo di autodistensione da concentrazione psichica” ideato dallo psichiatra Johannes Heinrich Schultz (1884-1970).

 

Questa tecnica, attraverso l’ allenamento (training) costante permette di raggiungere uno stato psichico di calma e rilassamento che si genera da sé (autogeno). E’, quindi, un metodo di autorilassamento utilissimo per ritrovare la calma, per distendersi, per ristabilire l’ equilibrio psicosomatico e l’armonia tra mente e corpo, agendo a livello fisico, psicologico e fisiologico. Praticando il TA si impara a raggiungere la calma in poco tempo e a ridurre il livello di stress e di tensione accumulato durante il giorno.